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Mrs Playmen su Netflix e lo sguardo femminile sugli anni ’70: quanto sono davvero cambiati i tempi?

Mrs Playmen non parla solo di una rivista.
Parla di donne, controllo, desiderio, religione, violenza e di un’epoca in cui il corpo femminile era ancora terreno di giudizio e di appannaggio maschile.
Guardarla oggi è un esercizio di memoria: uno sguardo sul passato che inevitabilmente interroga il presente. E da qui nasce una recensione molto personale.

Mrs Playmen non è una serie perfetta (a tratti moooolto fiction soap, devo dirlo!). Ma è una serie che, guardata oggi, ci costringe a fare una cosa scomoda: osservare la condizione femminile degli anni ’70 con gli occhi del presente e chiederci quanto, davvero, ci siamo allontanati da quel tempo.

Quello che mi ha colpita di più non è tanto la provocazione legata alla rivista, quanto la figura di Adelina Tattilo. Una donna che, in un contesto profondamente maschile, cattolico e repressivo, mostra ingegno, visione, desiderio di costruire qualcosa di suo. Non per scandalo fine a se stesso, ma per rivincita, autonomia, affermazione. Adelina esplora temi femminili e contemporanei quando farlo significava esporsi, pagare un prezzo sociale, essere giudicata, tentare la sorte nel business. In questo senso, Playmen racconta una pioniera controcorrente, più moderna di quanto il suo tempo fosse pronto ad accettare.

La serie è particolarmente potente quando tocca le grandi questioni femminili dell’epoca:
il divorzio – che “vogliono solo le donne”, come viene detto a un certo punto –
la presenza pervasiva del cattolicesimo nella vita quotidiana e sessuale delle persone,
la sistematica negazione sociale del piacere femminile,
la violenza sessuale e il matrimonio riparatore, che trasformava la vittima in colpevole e il carnefice in marito.

Guardare tutto questo oggi fa riflettere e ci ricorda che il corpo delle donne era un territorio da controllare, correggere, silenziare oltre che da mangiare con gli occhi. E che molte delle conquiste che oggi diamo per scontate sono in realtà recentissime.

La domanda che Playmen lascia sospesa – e che mi sono fatta per tutta la visione – è inevitabile: in cinquant’anni quante cose sono davvero cambiate?
Molte, senza dubbio. Ma abbastanza? Siamo davvero così distanti da quella cultura che colpevolizzava il desiderio femminile, che riduceva la libertà a scandalo, che chiamava “famiglia” una forma di violenza legalizzata?

Il punto debole della serie, per me, sta nella narrazione a tratti troppo fiction, quasi soap opera. Alcune dinamiche vengono semplificate, romanzate, perdono forza politica a favore del racconto. È un peccato, perché la materia era già di per sé potentissima.

Eppure, nonostante questo, Playmen resta una serie che vale la visione.
Su Netflix https://www.netflix.com/it/title/81481336